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frontalieri

VERBANIA - 06.05.2019 - Rafforzare i servizi di tutela individuale,

cercare nuove formule di tutela legale, oltre che consolidare la collaborazione politico-sindacale. E’ questo il senso dell’accordo siglato venerdì scorso, a Milano, al termine dell’incontro tra rappresentanti di Unia, Unione sindacale Svizzera Ticino, e Cgil (foto). Un incontro che è servito, dunque, a rinsaldare i rapporti tra le due organizzazioni e fare il punto della situazione su un “settore”, quello dei frontalieri, i cui numeri sono aumentati negli ultimi anni in maniera vertiginosa.

Se, infatti, nel 2001 i frontalieri italiani erano 31 mila, oggi coloro che ogni giorno si recano in Svizzera nei cantoni Vallese, Ticino e Grigioni dalle zone di confine di Lombardia e Piemonte, e in grande parte anche dal Vco, sono 71 mila (60 mila quelli diretti in Ticino). Numeri alla mano, Unia e Cgil si sono impegnate ad avviare nuovi percorsi di formazione, specializzazione e riqualificazione professionale, riconosciuti sia in Italia, sia in Svizzera.

Al centro dell’accordo, poi, c’è anche un maggior controllo sul lavoro distaccato, fenomeno crescente che crea il cosiddetto “dumping salariale” e che colpisce i lavoratori transnazionali che subiscono violazioni contrattuali e normative restrittive.

 

 

 

 

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