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VERBANIA - 05-08-2022 -- Critiche a sindaco e partito, timori elettorali e proposte di rilancio. È Riccardo Brezza, assessore alla Cultura e già segretario cittadino del Pd, il primo a rompere il silenzio sul “caso” Scalfi. Martedì l’ormai ex assessore ai Lavori pubblici ha appreso via stampa -e con una e-mail spedita alla maggioranza- che la sera prima il sindaco Silvia Marchionini l’aveva revocato, ritenendo il suo operato “non adeguato”. Il blitz del primo cittadino, che stanca di discutere col suo partito d’un rimpasto che languiva ha agito in prima persona, ha provocato mal di pancia e malumori.

Mercoledì la riunione della segreteria cittadina è stata animata. La parte del direttivo più vicina a Scalfi ha presentato un documento a suo sostegno che, alla fine, è stato ritirato, e non solo perché rischiava di non passare se messo ai voti (anzi, si sarebbe potuto avere un documento di sostegno al sindaco), ma soprattutto perché avrebbe spaccato il partito. S’è così scelta la linea della prudenza, evitando prese di posizione pubbliche.

A muoversi, però, ieri è stato Brezza, autore di una lettera spedita al partito, al sindaco e all’onorevole Borghi, che inizia con la difesa dell’ex collega “immeritatamente” allontanato e l’attacco al primo cittadino -“una brutta pagina di questo ciclo amministrativo”-, nonché al Pd verbanese e al suo “silenzio rumoroso”. Nella missiva l’assessore dipinge un quadro fosco della maggioranza, sotto accusa per “la personalizzazione eccessiva delle posizioni, la mancanza di fiducia tra noi, l’incapacità di discutere anche a partire da posizioni diverse”, che hanno creato “l’immagine esterna di un gruppo litigioso”, motivo di timore per le ricadute elettorali a breve (Politiche di settembre) e future (Amministrative del 2024, al quale si dice che Brezza possa partecipare come candidato sindaco alle primarie).

Da qui la necessità “d’una presa di coscienza, d’un cambio di passo”, la spinta a ritornare a una Politica diversa.

Sibillina la citazione con cui chiude la lettera aperta. “Io credo che la politica sia altrove e che, prima o poi, dovrete tornarci” è la frase con cui, nel 1987, il capogruppo Dc alla Camera Mino Martinazzoli fece mancare la fiducia al governo Fanfani (un monocolore democristiano), portando l’Italia alle urne. Che, fatte le dovute proporzioni, sia un avviso sul modo in cui potrebbe finire il mandato a Verbania?

 


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