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tribunale 17

VERBANIA - 21-11-2020 -- Il sospetto nacque

alla pattuglia dei carabinieri forestali, sorpassati a tutta velocità sulla strada provinciale per Premeno da una Bmw coupé. Era il settembre del 2017 e per quell’infrazione al codice della strada (eccesso di velocità con decurtazione di punti sulla patente), non volendo arrischiarsi in un inseguimento, procedettero con la contestazione ex post. Redassero il verbale e lo spedirono a casa dell’intestatario del veicolo, un quarantenne verbanese. Che, tempo dopo, mandò una persona al comando consegnando una dichiarazione in cui la mamma di 72 anni dichiarava di essere stata lei al volante quel giorno. Un’anziana su un’auto sportiva con una guida così “disinvolta” parve ai militari più di una stranezza. Fecero approfondimenti e accertamenti, scoprendo che la stessa signora, dal 2010 ad allora, era stata più volte -una decina- multata per eccesso di velocità, pure al di fuori del territorio provinciale, al volante di diverse auto di grossa cilindrata, tra cui quella appartenente all’altro figlio. Tutte le multe non erano state contestate sul posto, ma recapitate a domicilio e seguite, all’atto della richiesta di dichiarare il nome del conducente (per togliergli i punti della patente, o eventualmente per sospenderla), da un’autocertificazione.

Per la Procura di Verbania s’è trattato di un falso, di uno stratagemma dei due fratelli per evitare di perdere la patente scaricando sull’anziana mamma che poteva farne anche a meno. Entrambi sono stati rinviati a giudizio, in concorso tra loro, per tre episodi -gli altri sono prescritti- tra il 2015 e il 2017 di falso ideologico di un privato in atto pubblico. Il fascicolo del più grande dei due è stato stralciato per un difetto di notifiche. Il processo del minore, il proprietario della Bmw, s’è chiuso ieri al Tribunale di Verbania con l’assoluzione dell’imputato. Il fatto non sussiste - ha deciso il giudice Rosa Maria Fornelli, che ha respinto la richiesta di condanna a sei mesi avanzata dal pm Anna Maria Rossi, secondo la quale era provato, oltre che inverosimile, che in quei luoghi e in quei giorni, l’auto fosse condotta dall’anziana. Che, sentita come teste, ha dovuto interrompere l’esame per aver reso dichiarazioni auto-indizianti. Se il figlio fosse stato condannato, avrebbe rischiato la denuncia per falsa testimonianza.

 

 

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