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STRESA - 27.07.2019 – Stasera alle ore 21,15

l’hotel Regina ospita la seconda delle cinque presentazioni dei libri finalisti del Premio Stresa di Narrativa. Claudia Durastanti (nella foto) presenterà “La straniera”, opera edita da “La nave di Teseo” di cui presentiamo la recensione.

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Il romanzo “La straniera” è una raccolta audace di ricordi della giovane protagonista alla ricerca di indipendenza emotiva dai legami famigliari. Come lo studio artistico di un pittore, che sparge i disegni in ogni angolo della stanza con un preciso ordine logico, di cui solo lui conosce il fine, così le pagine del romanzo di Claudia Durastanti raccolgono in sei capitoli i frammenti di un’esistenza in bilico tra integrazione ed emarginazione per accompagnare il lettore in una narrazione ricca di sottili sfumature.

I punti focali del romanzo sono nascosti ed è proprio questo dialogo implicito ed allusivo a dare forza alla narrazione. La protagonista, che trae sostegno nel forte legame instaurato con il fratello, è consapevole che la storia autobiografica della sua vita è lo specchio di molte realtà sociali che non hanno voce e così lei rompe il silenzio omertoso che le avvolge. La straniera, come la diversamente abile, come l’artista fuori dal mondo, sono tre figure che si assomigliano e che si integrano insieme nei personaggi che si incontrano nel romanzo. Significativa la descrizione dei due genitori sordi che, salvandosi vicendevolmente, danno inizio ad una rivoluzionaria storia di persone impegnate nell’arte della sopravvivenza, per riscattare la loro diversità dalla solitudine in cui la società li segrega.

La scelta azzardata della madre della protagonista, che si licenzia dalla multinazionale Agip Petroli per seguire “mani d’oro”, il padre, e trasferirsi in seguito in Basilicata, segna profondamente la storia della voce narrante. La lirica delle parole silenziose, quelle che non si pronunciano ed è proprio per questo motivo che il loro mancato suono resta indimenticabile, è una delle annotazioni dell’autrice che afferma che un invalido è solo una persona che si avvantaggia sul futuro perché prima o poi tutti diventiamo invalidi in qualcosa. Il linguaggio gestuale contraddistingue ogni essere vivente e non è prerogativa esclusiva delle persone sorde; le decisioni azzardate fanno parte della vita e per tutta la sua durata ci accompagnano. Quando l’animo diventa irrequieto siamo predisposti per trasmigrare in altri luoghi e così la protagonista arriva a Londra, sei anni prima dell’incendio della Grenfell Tower a North Kensington. Per scelta o per amore l’autrice si integra perfettamente in quella classe media che appartiene a tutti, come dice Tony Blair, anche se la rincorsa ad essere qualcun’altro assume una valenza ricorrente nelle persone.

La migrazione è un tema cardine tra le pagine de “La straniera” anche se diverso è lo spirito d’adattamento della nonna, trasferitasi a Brooklyn negli anni Sessanta, rispetto a quello della protagonista del romanzo che parte per Londra nel XXI secolo.

“Straniero è una parola bellissima se nessuno ti costringe ad esserlo”, questa affermazione di Claudia Durastanti è la riprova di quanto la libertà d’azione sia essenziale per sentirsi persone veramente libere. La sordità dei genitori ha reso necessario intraprendere percorsi di comunicazione in continua trasformazione, in sintonia con le mutazioni caratteriali che hanno fatto della disabilità della madre un insieme di donne diverse che alla fine diventano un’unica persona che “sta su internet”. Anche la tossicodipendenza della cugina Malinda, intrappolata nel disfacimento della sua persona, innesca nell’autrice delle riflessioni sul corpo umano che implode come un palazzo consumato dal tempo, come un gomitolo che, una volta srotolato, non si può più riavvolgere come prima. Il corso di Antropologia e l’incarico nella redazione di una rivista di filosofia hanno rafforzato l’indole ideologica e sentimentale della voce narrante che distingue i generi di appartenenza allo stato di povertà e che vede nella povertà non solo una condizione sociale ma una malattia che infierisce sul piano biologico. Approfondire la psiche umana sul DSM ha rimesso in discussione il principio stesso dell’amore e della possibilità di vivere in simbiosi tra esseri umani.

La forza dell’intelligenza sa bene districarsi tra i meandri mentali dei sensi di colpa senza i quali parrebbe priva di senso la stessa esistenza.

Con delicato garbo narrativo Durastanti firma il suo romanzo d’autrice con la stessa tecnica di un’artista che traduce in opera ogni abbozzo sulle tele incompiute per raccontare la storia del quadro finale, tracciata con i colori, dalla prima pennellata all’ultimo ritocco perché ogni esistenza, vera o presunta che sia, è una straordinaria storia di vita.

Monica Pontet*

* Docente, scrittrice e pubblicista

 

 

 

 

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